La mobilizzazione passiva nel recupero funzionale e post-operatorio

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La mobilizzazione passiva rappresenta un pilastro fondamentale della fisioterapia moderna.

Il terapista, da solo o con l’ausilio di ortesi correttive costruite su misura, esegue una serie di manovre manuali e strumentali senza che il paziente partecipi attivamente ai movimenti.

Questa tecnica consente di preservare la mobilità articolare, ridurre la rigidità e favorire una corretta guarigione dei tessuti. In questo articolo approfondiamo il ruolo della mobilizzazione passiva, i suoi benefici e le principali indicazioni nei diversi contesti riabilitativi.

Mobilizzazione passiva: quando è indicata?

Le mobilizzazioni articolari passive sono una tecnica riabilitativa il cui obiettivo è recuperare il movimento e ridurre dolore e rigidità in seguito a traumi o interventi chirurgici. 

In generale, la principale applicazione della mobilizzazione passiva si riscontra nelle fasi precoci della riabilitazione post-operatoria, specialmente a seguito di interventi di artroprotesi delle grosse articolazioni, ricostruzioni legamentose e sintesi di fratture. Nella riabilitazione della mano e polso, dove le strutture sono più piccole, si opta inizialmente per la ripresa attiva del movimento o assistita dal terapista o mediante l’elettrostimolazione funzionale (“Functional Electrical Stimulation” – FES). Nel post-operatorio, la mobilizzazione passiva è fondamentale nelle primissime fasi del recupero dopo tenorrafia dei flessori.

Il principale obiettivo è contrastare la formazione di aderenze cicatriziali e la retrazione dei tessuti molli, che potrebbero compromettere permanentemente la funzionalità articolare. Questa mobilizzazione passiva va accompagnata da quella attiva sopratutto dopo lesioni nelle dita dove le strutture tendinea devono scorrere rispetto a quelle statiche come ossa e legamenti.

Si può ricorrere alla mobilizzazione passiva anche in presenza di patologie infiammatorie o degenerative come:

  • capsulite adesiva, nota anche come spalla congelata;
  • rigidità articolari conseguenti a lunghi periodi di gessatura;
  • lesioni tendinee; 
  • fasi croniche di traumi distorsivi dove il dolore impedisce il movimento attivo.
mobilizzazione gomito Crimas

Effetti neurofisiologici e modulazione del dolore

Al di là del beneficio puramente meccanico, la mobilizzazione passiva agisce profondamente sul sistema nervoso centrale, contribuendo alla modulazione del dolore.

Il movimento passivo stimola recettori articolari e meccanorecettori nervosi periferici che possono inibire la trasmissione dei segnali dolorosi a livello del midollo spinale. In questo modo si riduce la percezione del dolore e l’iperattività neuronale associata all’infiammazione o alla rigidità articolare, a patto che non si varchi la soglia del dolore del paziente!

Questo processo ha un effetto antalgico naturale che permette al paziente di affrontare le successive fasi della riabilitazione con uno stress minore.

La mobilizzazione passiva favorisce inoltre la secrezione di liquido sinoviale e l’irrorazione dei tessuti, contribuendo indirettamente a migliorare l’ambiente tissutale e supportare il rilassamento dei muscoli periarticolari, elementi che facilitano l’effetto analgesico nel corso della riabilitazione.

CRIMAS integra queste conoscenze per ottimizzare i tempi di recupero e migliorare la qualità della guarigione tissutale.

Mobilizzazione passiva e benefici respiratori

Nel trattamento di pazienti allettati o critici, la mobilizzazione passiva assume un ruolo determinante anche per la funzione cardiorespiratoria. L’adozione di posizioni specifiche, come il decubito laterale o la posizione semiseduta a 45°, facilita la ventilazione polmonare e riduce il rischio di infezioni come le polmoniti da stasi. L’operatore agisce sulle articolazioni con movimenti lenti e controllati, rispettando sempre la soglia del dolore del paziente. Questo approccio sistematico favorisce inoltre:
  • il miglioramento della circolazione sanguigna e linfatica;
  • la riduzione degli edemi e dei versamenti intra-articolari;
  • il drenaggio delle secrezioni bronchiali attraverso il cambio di postura.
mobilizzazione 1 Crimas

Mobilizzazione dell’arto superiore e controindicazioni

Nell’arto superiore, la mobilizzazione passiva può riguardare spalla, gomito, polso o dita, a seconda delle esigenze specifiche del paziente.

Questa tecnica è ampiamente utilizzata per migliorare la mobilità articolare, ridurre la rigidità e favorire il recupero funzionale.

La pratica deve sempre essere preceduta da un’attenta anamnesi clinica per escludere condizioni di rischio.

Non si procede alla mobilizzazione passiva in presenza di:

  • fratture non consolidate o instabilità ossea marcata;
  • processi infettivi acuti in corso nell’area da trattare;
  • processi infiammatori severi;
  • instabilità articolare significativa;
  • gravi patologie vascolari o disturbi della coagulazione non compensati.

 

Il terapista deve modulare intensità, ampiezza e modalità del movimento in base allo stato dei tessuti e alla risposta del paziente, evitando di provocare dolore persistente al paziente durante e dopo le mobilizzazioni passive.

Differenza tra mobilizzazione passiva e attiva

La differenza tra mobilizzazione passiva e mobilizzazione attiva risiede principalmente nel grado di partecipazione del paziente e negli obiettivi terapeutici.

Nella mobilizzazione passiva, il movimento articolare viene eseguito interamente dal terapista, senza alcuna contrazione muscolare volontaria da parte del paziente.

Questa modalità è indicata in alcune fasi iniziali della riabilitazione, nel post-operatorio o in presenza di dolore, rigidità o limitazioni funzionali importanti.

La mobilizzazione attiva, invece, prevede il coinvolgimento diretto del paziente, che esegue il movimento utilizzando la propria muscolatura. Questa tecnica è indicata generalmente come fase iniziale del recupero e aggiungendo carichi e resistenze successivamente nelle fasi più avanzate della riabilitazione per migliorare forza, coordinazione e controllo motorio.

In un piano riabilitativo completo, le due modalità vengono spesso alternate o combinate (mobilizzazione attiva-assistita) per guidare il paziente verso una completa autonomia funzionale.

La mobilizzazione articolare passiva nel centro CRIMAS

CRIMAS è un centro riabilitativo specializzato nel trattamento delle patologie dell’arto superiore (mano, polso, gomito, spalla).

Presso CRIMAS, l’approccio alla mobilizzazione passiva viene modulato in base alle specifiche esigenze del paziente, garantendo un intervento rigoroso e finalizzato alla prevenzione delle complicanze da immobilizzazione.

I nostri esperti eseguono un’analisi approfondita per definire gli obiettivi terapeutici e un piano di trattamento personalizzato, da completare eventualmente con altre terapie.

La durata standard di una sessione di mobilizzazione passiva è di circa 20 minuti, tempo necessario per stimolare adeguatamente i tessuti senza causare affaticamento eccessivo o reazioni infiammatorie da sovraccarico.

Il numero di sedute varia a seconda della patologia e dell’età del paziente.

Rivolgiti a CRIMAS per una valutazione clinica accurata e la definizione di un percorso di mobilizzazione articolare passiva personalizzato.

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