La riabilitazione dopo una frattura del gomito riveste un ruolo fondamentale per recuperare mobilità, forza e funzionalità dell’arto.
Anche dopo la guarigione dell’osso, la frattura del gomito può lasciare una marcata rigidità articolare. Scopri i principali rimedi per la rigidità del gomito, gli esercizi più indicati nelle diverse fasi della riabilitazione e i tempi di recupero per flessione ed estensione completa.
Frattura del gomito: la sfida del recupero funzionale
La frattura del gomito può interessare l’omero distale o le ossa dell’avambraccio in prossimità dell’articolazione (olecrano, capitello radiale).
Esistono poche articolazioni complesse e capricciose quanto il gomito.
Chi ha subito una frattura del gomito sa bene che il più delle volte il vero problema non è tanto l’osso che si è rotto quanto ciò che accade subito dopo.
Il gomito è un’articolazione che odia l’immobilità.
Basta tenerlo fermo nel gesso o nel tutore per poche settimane perché la capsula articolare si ritragga, i legamenti perdano elasticità e si crei quella temuta rigidità che rende difficile anche gesti banali come portarsi una forchetta alla bocca o lavarsi il viso.
La riabilitazione dopo una frattura del gomito, che coincide spesso con una frattura del capitello radiale, richiede un equilibrio molto delicato.
Da una parte bisogna proteggere la frattura per permettere al callo osseo di formarsi correttamente, dall’altra è necessario iniziare a muovere l’articolazione il prima possibile per evitare che si congeli.
Perché il gomito diventa rigido e come gestire le prime fasi
Per capire come curare la rigidità, bisogna prima capire perché si forma.
Il gomito è un’articolazione a cerniera molto stretta, avvolta da una capsula e da legamenti complessi.
Quando subisci un trauma e il braccio viene immobilizzato, si innesca una reazione infiammatoria.
Il liquido sinoviale, che dovrebbe lubrificare l’articolazione, diventa più denso e colloso, e si formano delle aderenze fibrose tra i tessuti molli. Si parla spesso di artrofibrosi post-traumatica.
Questo processo può iniziare già dopo pochi giorni di immobilità totale.
La prima fase del recupero è quindi una corsa contro il tempo, ma va fatta con intelligenza. L’errore più comune è forzare il movimento in modo aggressivo e doloroso, pensando che “più fa male, più sta funzionando”.
Niente di più sbagliato. Il dolore eccessivo aumenta l’infiammazione e stimola il gomito a irrigidirsi ancora di più come meccanismo di difesa.
Traumi ripetuti durante la riabilitazione possono anche portare a complicanze serie come le ossificazioni eterotopiche, ovvero la formazione di tessuto osseo dove non dovrebbe esserci, bloccando definitivamente l’articolazione.
I rimedi per la rigidità nelle prime fasi includono:
- gestione dell’edema, tenendo il braccio sollevato quando possibile per favorire il drenaggio dei liquidi che gonfiano l’articolazione limitandone il movimento ma non in scarico con fasce al collo x più di 24-48 ore. Occorre avviare appena possibile l’oscillazione della spalla x favorire l’attivazione dei linfonodi ascellari x ridurre l’edema. La sola elevazione è inefficace!;
- crioterapia controllata, utilizzando ghiaccio (mai a diretto contatto con la pelle) per sessioni brevi più volte al giorno per spegnere l’infiammazione acuta;
- utilizzo di tutori che permettono di bloccare il gomito a determinati gradi di estensione e flessione, aumentandoli progressivamente su indicazione dell’ortopedico.
Tempi di recupero: un percorso a tappe
I tempi di recupero dopo una frattura del gomito variano enormemente in base al tipo di frattura e al trattamento (conservativo o chirurgico), ma è possibile identificare delle macro-fasi:
- la fase biologica, quella della consolidazione ossea, richiede solitamente dalle 4 alle 8 settimane;
- il recupero funzionale, ovvero la capacità di muovere il braccio liberamente, è molto più lungo e può protrarsi dai 3 ai 6 mesi, e in alcuni casi fino a un anno per i piccoli miglioramenti finali;
- il movimento di estensione (stendere il braccio dritto) è solitamente l’ultimo a tornare e spesso rimane un piccolo deficit di qualche grado che, fortunatamente, non impatta sulla vita quotidiana;
- molto più importante è recuperare la flessione (toccare la spalla) e la prono-supinazione (il movimento che fai per girare una chiave o ricevere il resto al supermercato).
Durante questo lungo periodo, la costanza è la tua migliore alleata.
Non serve fare tre ore di esercizi in un giorno e poi fermarsi per due giorni. Occorre dedicare al proprio gomito venti minuti, tre o quattro volte al giorno, ogni giorno. La “memoria” dei tessuti va rieducata quotidianamente.
Riabilitazione frattura gomito: esercizi e mobilizzazione passiva
La riabilitazione dopo una frattura del gomito o del capitello radiale, ma anche la riabilitazione dopo una lussazione del gomito, necessita un approccio multidisciplinare.
Quando si parla di esercizi per la frattura del gomito, bisogna distinguere tra mobilizzazione attiva (fatta dai tuoi muscoli) e mobilizzazione passiva (fatta da una forza esterna senza che i tuoi muscoli lavorino).
Nelle prime fasi post-operatorie o post-gesso, la mobilizzazione attiva è la regola d’oro e viene abbinata gradualmente e con cautela alla mobilizzazione passiva.
Questa tecnica permette di ridurre la rigidità allungando eventuali aderenze tra i tessuti, senza rischiare di stressare il focolaio di frattura se iniziato precocemente la muscolatura che potrebbe tirare sui frammenti ossei in via di consolidazione.
Passando alla fase attiva, sotto la guida del fisioterapista, gli esercizi di riabilitazione frattura gomito dovranno concentrarsi su:
- stretching delicato in estensione, magari appoggiando il gomito su un tavolo e lasciando che la gravità aiuti l’avambraccio a scendere;
- esercizi di prono-supinazione assistita, tenendo un bastone o un piccolo peso in mano per sfruttare l’inerzia e ruotare il polso;
- rinforzo isometrico, ovvero contrarre bicipiti e tricipiti senza muovere l’articolazione, per risvegliare la muscolatura atrofizzata senza stressare l’osso;
- esercizi funzionali in acqua calda, poiché il calore aiuta a rilassare i tessuti molli rendendoli più estensibili e meno dolenti.
Riabilitazione gomito fratturato: affidati a CRIMAS
CRIMAS è un centro specializzato nella riabilitazione delle fratture dell’arto superiore, come la frattura del gomito.
Una delle domande più comuni da parte dei nostri pazienti è: “quanto tempo ci vorrà per stendere di nuovo il braccio?”.
La risposta onesta è che la riabilitazione dopo una frattura del gomito richiede pazienza.
Presso CRIMAS, assistiamo spesso persone che, scoraggiate dai progressi lenti delle prime settimane, rischiano di mollare: è proprio lì che l’accompagnamento giusto può ridare motivazione e risultati visibili.
I nostri percorsi di riabilitazione dopo una frattura del gomito si basano su un approccio integrato che coinvolge fisioterapisti e terapisti occupazionali. Il programma riabilitativo può includere:
- mobilizzazioni articolari passive e attive attive e passive per contrastare la rigidità del gomito;
- esercizi di rinforzo muscolare per ripristinare forza, stabilità e controllo dell’arto superiore;
- terapie strumentali, come crioterapia compressiva ed elettrostimolazione funzionale, per ridurre dolore e infiammazione e favorire i processi di guarigione;
- realizzazione di tutori personalizzati per proteggere l’articolazione e supportare il recupero nelle diverse fasi della riabilitazione.
Se hai subito una frattura del gomito, contatta CRIMAS per una valutazione funzionale approfondita con i nostri specialisti e per definire un piano terapeutico personalizzato.


