La tenosinovite è un’infiammazione della guaina sinoviale che avvolge i tendini, caratterizzata da dolore, gonfiore e rigidità.
Il trattamento conservativo mira principalmente a ridurre l’infiammazione e il dolore, preservando la funzionalità dell’arto senza ricorrere a procedure invasive.
Ed è qui che entra in gioco la crioterapia.
Applicare il freddo in modo mirato può infatti essere uno degli strumenti chiave per controllare l’infiammazione e favorire il recupero.
Spegnere l'incendio: il ruolo del freddo nelle infiammazioni tendinee
La tenosinovite non è una semplice infiammazione del tendine.
Coinvolge infatti la guaina sinoviale, un tubicino protettivo che avvolge i tendini, provocando un’infiammazione che ostacola lo scorrimento del tendine stesso.
Immagina un pistone che si muove in un cilindro: se manca il lubrificante o se il pistone si gonfia, l’attrito aumenta drasticamente.
Questo attrito genera calore, gonfiore e dolore, creando un circolo vizioso che blocca la mobilità della mano.
La tenosinovite presenta spesso sintomi come rigidità, scricchiolii o dolore durante i movimenti. Le cause possono essere molteplici e includono sforzi eccessivi, movimenti ripetitivi, ma anche traumi diretti e patologie sistemiche (malattie reumatiche o endocrine).
Con il passare degli anni, i tendini perdono elasticità e possono favorire l’apparizione della tenosinovite.
Prima di pensare a infiltrazioni o bisturi, è possibile attuare un trattamento conservativo che mira a interrompere questo circolo vizioso.
Il ghiaccio ne è il protagonista indiscusso attraverso la crioterapia: vediamo perché.
La fisiologia del freddo: cosa succede sotto la pelle
Per capire perché la crioterapia è essenziale nel trattamento della tenosinovite, bisogna guardare cosa accade a livello microscopico quando applichiamo il freddo sulla zona dolente.
L’effetto principale è la vasocostrizione: il freddo restringe i vasi sanguigni, limitando l’afflusso di sangue nella zona infiammata.
In fase acuta, l’eccesso di liquidi causa l’edema (gonfiore) che comprime le terminazioni nervose e aumenta il dolore.
Riducendo l’edema, si diminuisce meccanicamente la pressione sui tessuti.
Ma c’è di più. Il freddo ha un potente effetto analgesico diretto perché rallenta la velocità di conduzione dei segnali nervosi.
In pratica, addormenta temporaneamente i recettori del dolore, offrendo un sollievo immediato che i farmaci impiegano ore a raggiungere.
Abbassare la temperatura locale permette anche di ridurre il metabolismo cellulare, limitando il danno ai tessuti circostanti non ancora colpiti dall’infiammazione.
Questa strategia di contenimento della tenosinovite può rivelarsi estremamente efficace, purché venga applicata correttamente.
Non tutto il ghiaccio è uguale: metodi di applicazione ed errori comuni
Nel trattamento della tenosinovite, specialmente la sindrome di De Quervain o la tenosinovite stenosante (dito a scatto), la modalità di applicazione del freddo fa una grande differenza.
I vecchi rimedi della nonna, come la busta di piselli surgelati o i cubetti di ghiaccio in un canovaccio, possono andare bene in caso di emergenza.
Per una terapia continuativa, servono strumenti più precisi ed ergonomici.
La superficie del polso o delle dita è irregolare e un blocco rigido di ghiaccio tocca solo pochi punti, lasciando scoperte altre zone infiammate. Le opzioni consigliate includono:
- impacchi in gel riutilizzabili: rimangono morbidi anche da congelati e si adattano perfettamente alle curve del polso, avvolgendo l’articolazione;
- ghiaccio spray: utile per un sollievo momentaneo, magari dopo un piccolo trauma sportivo, ma poco efficace per l’infiammazione profonda della guaina tendinea;
- tutori con crioterapia integrata: si tratta di ortesi con tasche interne per alloggiare pad refrigeranti, garantendo che il freddo agisca esattamente dove serve mentre l’articolazione è immobilizzata;
- argilla ventilata o fanghi freddi: pur non essendo ghiaccio vero e proprio, lavorano sottraendo calore all’infiammazione per tempi prolungati e sono ottimi da applicare la notte.
Un aspetto fondamentale riguarda la protezione della pelle.
L’ustione da freddo è una realtà dolorosa che può complicare il quadro clinico.
Mai applicare il ghiaccio direttamente a contatto con la pelle per più di pochi secondi: interporre sempre un tessuto sottile o utilizzare le apposite fodere dei cuscinetti in gel.
Un errore comune consiste nell’applicazione selvaggia del ghiaccio.
Tenere un panetto ghiacciato sul polso per un’ora mentre si guarda la televisione non solo è inutile, ma è dannoso.
Esiste un fenomeno chiamato “effetto rebound” o vasodilatazione paradossa: se raffreddi troppo e troppo a lungo, il corpo, per evitare il congelamento dei tessuti, reagisce pompando improvvisamente sangue caldo nella zona, riaccendendo l’infiammazione che volevamo spegnere.
La regola d’oro è cicli brevi e ripetuti.
La frequenza ideale è di 15-20 minuti di applicazione ogni 3-4 ore durante la fase acuta.
L'integrazione con il riposo e l'ortesi: il protocollo vincente
La crioterapia non basta da sola per curare la tenosinovite.
Il ghiaccio spegne il sintomo e controlla l’infiammazione, ma non rimuove la causa, che è quasi sempre il sovraccarico meccanico.
Ecco perché un trattamento conservativo efficace si basa sulla combinazione sinergica di ghiaccio e immobilizzazione.
Usare il ghiaccio su un polso che continua a muoversi e a sforzarsi è come cercare di riempire un secchio bucato.
Il riposo funzionale combinato con l’utilizzo di un tutore consente di proteggere il tendine limitando i movimenti che potrebbero aggravare l’infiammazione.
Indossare un tutore rigido o semirigido durante la notte e durante le attività a rischio permette al tendine di riposare veramente all’interno della sua guaina. Quando togli il tutore per fare gli esercizi di mobilizzazione o la sera davanti alla tv, quello è il momento perfetto per la crioterapia.
L’alternanza è la chiave:
- fase di lavoro o durante la notte: tutore indossato per evitare movimenti che irritano la guaina;
- fase di riposo attivo: rimozione del tutore e applicazione di ghiaccio per 15 minuti per decongestionare;
- fase di rieducazione: esercizi leggeri di stretching (solo quando il dolore acuto è passato) seguiti nuovamente da una breve applicazione di freddo per prevenire reazioni infiammatorie post-esercizio.
Questo approccio combinato riduce i tempi di recupero in modo significativo rispetto all’uso disgiunto delle due terapie.
L’uso del tutore impedisce quei movimenti involontari e bruschi che spesso vanificano giorni di progressi.
Perché scegliere CRIMAS per il trattamento della tenosinovite
CRIMAS è un centro specializzato nel trattamento di tendiniti, tendinosi e tenosinoviti dell’arto superiore.
Il nostro percorso terapeutico è studiato per ridurre il dolore, stimolare la rigenerazione tissutale e recuperare la piena funzionalità dell’arto superiore.
La prima domanda che facciamo ai nostri pazienti che lamentano un dolore bruciante lungo il polso o alla base delle dita non riguarda quasi mai il tipo di lavoro svolto, ma cosa hanno fatto nelle ultime 24 ore per calmare quel dolore. In oltre venticinque anni di esperienza nel settore ortopedico, abbiamo notato che c’è ancora molta confusione su quando usare il caldo e quando usare il freddo.
Nel caso della crioterapia per tenosinovite, la risposta è tassativa: il freddo è il tuo primo alleato, specialmente nella fase acuta.
Presso CRIMAS, ogni paziente viene sottoposto a un’accurata valutazione clinica, finalizzata a definire gli obiettivi terapeutici e la cadenza delle sedute di crioterapia.
Ogni sessione ha una durata compresa tra 10 e 20 minuti, ma può variare in base alla gravità e alla fase infiammatoria della patologia.
Se soffri di tenosinovite, contatta CRIMAS per una valutazione approfondita e la definizione di un percorso terapeutico personalizzato. Ridurre il dolore, controllare l’infiammazione e recuperare la funzio


