Dito a martello mano: riabilitazione e trattamento conservativo

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Dito a martello mano: riabilitazione e trattamento conservativo

La riabilitazione del dito a martello nella mano è fondamentale per ripristinare la funzionalità della mano e prevenire complicazioni future.

Il dito a martello, o mallet finger, è una condizione che provoca l’incapacità di estendere attivamente l’ultima falange.

Spesso conseguente a un trauma apparentemente banale, può compromettere la funzionalità della mano se non trattato correttamente.

Il trattamento conservativo è essenziale per poter tornare alle normali attività quotidiane senza ricorrere alla chirurgia.

Quando l'ultima falange non ne vuole sapere di raddrizzarsi

Il dito a martello, conosciuto anche come “mallet finger”, è una delle lesioni più comuni e al contempo sottovalutate della mano.

Si manifesta spesso dopo un banale incidente: stavi rimboccando le lenzuola con troppa foga, hai cercato di prendere una palla al volo male o hai semplicemente urtato il comodino al buio.

Il risultato è sempre lo stesso: l’ultima falange del dito rimane flessa e non riesci più a estenderla attivamente, nonostante ci provi con tutte le tue forze.

Molti pensano che sia solo una storta e aspettano giorni, se non settimane, prima di consultare un medico.

In realtà, siamo di fronte a una lesione tendinea specifica: il tendine estensore terminale la parte terminale del tendine estensore delle dita, che si aggancia alla base dell’ultima falange distale, si è rotto o avulso.

Tra i sintomi principali del dito a martello della mano, troviamo:

  • impossibilità o difficoltà a raddrizzare l’ultima falange;
  • deformità visibile del dito;
  • dolore e gonfiore nella parte terminale;
  • arrossamento o lieve rigidità articolare.

La buona notizia è che, nella stragrande maggioranza dei casi, non serve il bisturi. Un trattamento conservativo mirato e l’uso corretto di tutori specifici permettono di recuperare la mobilità delle dita.

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Anatomia di un "dito cadente": cosa è successo davvero?

Per capire perché la riabilitazione del dito a martello della mano è così lunga e delicata, bisogna visualizzare l’anatomia del dito.

Il meccanismo estensore della mano è uno straordinario sistema biomeccanico, ma all’altezza dell’ultima falange diventa sottile come un foglio di carta velina.

Quando subisci un trauma assiale (ovvero un colpo dritto sulla punta del dito) il tendine viene stirato oltre il suo limite e cede.

Una volta rotto, i muscoli dell’avambraccio tirano il capo del tendine verso il basso, allontanandolo dal punto in cui dovrebbe riattaccarsi.

Ecco perché il dito pende: non c’è più il filo che lo tiene su.

Se non trattato, il mallet finger non è solo un problema estetico. Col tempo, lo squilibrio delle forze muscolari può portare a una deformità secondaria chiamata “collo di cigno”.

La falange intermedia si iperestende mentre la distale rimane flessa, compromettendo la capacità di afferrare e manipolare oggetti.

Il successo del trattamento del dito a martello dipende da quanto velocemente si riesce a riavvicinare i due capi del tendine e a mantenerli in contatto ininterrottamente affinché la natura faccia il suo corso e crei una cicatrice tendinea robusta.

Riabilitazione dito a martello mano: le fasi

Immobilizzazione 24 ore su 24, senza eccezioni

Il cuore del trattamento conservativo per il mallet finger è lo splint, un tutore su misura.

Si tratta di un piccolo ditale rigido, solitamente in plastica o resina termoplastica, che mantiene l’ultima falange in iperestensione (leggermente sollevata all’insù).

Può sembrare un oggetto semplice, quasi banale, ma la sua gestione è una delle sfide più ardue per i pazienti.

La regola è una sola: il tutore non va mai rimosso per 6-8 settimane.
Bastano infatti pochi secondi di disattenzione per rovinare un mese di cure.

Se togli il tutore per lavarti il dito e, per sbaglio, fletti la falange anche una sola volta, rompi il delicato ponte di tessuto cicatriziale che si stava formando.

In quel momento, il contatore della guarigione torna a zero e devi ricominciare le 8 settimane da capo.
L’igiene diventa un problema reale: la pelle sotto la plastica suda e macera, creando cattivo odore e rischio di infezioni fungine o batteriche.

Per ovviare a questo problema, puoi procedere in questo modo:

  • Appoggia la mano su un tavolo piatto e sfila il tutore mantenendo il dito premuto contro il tavolo (in modo che resti dritto).
  • Pulisci la pelle con alcool e una garza e asciuga minuziosamente, magari con un phon ad aria fredda.
  • Rimetti subito il tutore pulito, il tutto senza mai sollevare il dito dal piano.

Esistono anche tutori realizzati in materiali traspiranti o termo-modellabili su misura che riducono drasticamente i problemi cutanei.

Quelli che usiamo noi sono traspiranti e termo-modellabili, quindi conviene parlare dell’igiene e dire al paziente che se vuole può togliere il tutore per pulire il dito?

Io eviterei di incentivare la rimozione del tutore, visto che la pelle è raro che maceri e l’attenzione del paziente non è sempre come quella che ci mettiamo noi.

La fase di svezzamento e gli esercizi riabilitativi

Passate le fatidiche 6-8 settimane (a volte di più, su indicazione dell’ortopedico), arriva il momento della verità.

Rimuovere il tutore non significa che sei guarito.

Il tendine appena riparato è ancora debole e può allungarsi se sottoposto a carichi improvvisi, facendo tornare il dito a martello.

Inizia quindi la fase di svezzamento, che deve essere graduale e controllata. Il protocollo raccomandato prevede:

  • rimozione del tutore solo per l’igiene e per esercizi leggeri nelle prime settimane;
  • mantenimento del tutore durante la notte per almeno altre 4 settimane, poiché
  • dormendo può capitare di flettere il dito involontariamente o incastrarlo sotto il cuscino;
  • utilizzo del tutore durante attività a rischio o lavori manuali pesanti per un ulteriore mese.

Gli esercizi di riabilitazione dito a martello mano devono concentrarsi inizialmente sulla flessione attiva molto dolce.

Anche se all’inizio si ricerca la rigidità in estensione, occorre poi recuperare la capacità di piegare la punta del dito. Se noti che dopo qualche ora senza tutore la punta del dito ricomincia a scendere, significa che il tendine non è ancora pronto: rimetti subito il tutore e contatta lo specialista. È un gioco di equilibri finissimo in cui la pazienza è la virtù principale.

Come ridurre il rischio di fratture alle dita della mano?

Prevenire una frattura significa proteggere non solo la struttura ossea, ma anche i tendini e i legamenti, essenziali per mantenere una buona mobilità e forza di presa.

È utile seguire alcuni accorgimenti fondamentali:

  1. Eseguire un riscaldamento specifico di mani e polsi prima dell’attività sportiva consente di migliorare elasticità, coordinazione e capacità di risposta agli impatti.
  2. Utilizzare protezioni adeguate, come bendaggi funzionali, tutori o guanti tecnici, soprattutto negli sport di contatto o ad alto rischio traumatico.
  3. Rinforzare le dita con esercizi mirati aumenta stabilità e controllo articolare.
  4. Allenare la tecnica di esecuzione aiuta ad evitare movimenti scorretti o posture errate che possono sovraccaricare le dita.
    Interrompere l’allenamento ai primi segni di dolore persistente.
  5. Rispettare i tempi di recupero dopo un trauma e non rientrare in campo o riprendere l’attività troppo presto.
  6. Seguire un corretto percorso di riabilitazione dopo frattura del dito della mano è fondamentale per prevenire recidive e nuove lesioni.

Riabilitazione dita della mano: scegli l’esperienza di CRIMAS

CRIMAS è un centro specializzato nella riabilitazione delle fratture dell’arto superiore, come la frattura delle dita della mano.

Dopo oltre trent’anni di attività clinica nel trattamento delle lesioni della mano e nel supporto di persone con mobilità ridotta, abbiamo sviluppato un approccio multidisciplinare per ripristinare la corretta funzionalità dell’arto superiore.

Presso CRIMAS, proponiamo un’ampia gamma di trattamenti di riabilitazione dopo fratture alle dita della mano, che combinano le competenze di terapisti occupazionali e fisioterapisti:

  • mobilizzazioni articolari passive e attive per ridurre la rigidità;
  • rinforzo muscolare attraverso esercizi mirati per ritrovare forza e stabilità;
  • terapie strumentali come la crioterapia compressiva, l’ultrasuonoterapia e l’elettrostimolazione funzionale;
  • progettazione di tutori personalizzati per proteggere l’area interessata o per migliorare il movimento.

Se hai subito una frattura alle dita della mano, contatta CRIMAS per effettuare una valutazione funzionale approfondita con i nostri esperti e stabilire un piano terapeutico adeguato. Ti aiuteremo a recuperare mobilità, forza e sicurezza per riprendere serenamente lo sport.

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